1. Il quadro: la legge del 9 giugno 2023 e le sue modifiche
Il testo di riferimento è la legge n. 2023-451 del 9 giugno 2023 volta a regolamentare l’influenza commerciale e a contrastare le derive degli influencer sui social network. Definisce l’attività di influenza commerciale, quella di agente di influencer, stabilisce obblighi di trasparenza, vieta o regolamenta la promozione di alcuni prodotti e organizza i rapporti contrattuali tra inserzionisti, agenzie e creator.
Legge n. 2023-451, articolo 1 (definizione) Esercitano un’attività di influenza commerciale le persone che, a titolo oneroso, sfruttano la propria notorietà presso il proprio pubblico per comunicare al pubblico, tramite mezzi elettronici, contenuti volti a promuovere, direttamente o indirettamente, beni, servizi o una qualsiasi causa.
La nozione di «titolo oneroso» comprende sia la remunerazione in denaro che i vantaggi in natura (prodotti omaggio, inviti).
Un testo modificato più volte
- Ordinanza n. 2024-978 del 6 novembre 2024: modifica gli articoli 1, 4, 5 e 9 per adeguare la legge al diritto europeo, dopo la notifica alla Commissione europea. Limita l’ambito di applicazione agli influencer stabiliti in Francia e al di fuori dello Spazio economico europeo, con un meccanismo di salvaguardia per quelli stabiliti nell’SEE (articolo 5-1), e semplifica la forma delle menzioni obbligatorie.
- 1° luglio 2026: è entrata in vigore una nuova versione dell’articolo 4 (divieti settoriali), in applicazione della legge n. 2025-391 del 30 aprile 2025.
- 1° gennaio 2027: la legge n. 2026-602 dell’8 luglio 2026 sull’impatto ambientale dell’industria tessile aggiunge all’articolo 4 un paragrafo IV bis che vieta la promozione della moda ultra-veloce (vedi sezione 5).
L’articolo 4 cambia versione il 1° luglio 2026 e poi il 1° gennaio 2027. Verificate sempre la versione in vigore su Légifrance alla data di pubblicazione dei contenuti.
2. Trasparenza: segnalare l’intento commerciale
È l’obbligo che riguarda tutte le campagne, indipendentemente dal settore. Dall’ordinanza del 2024, l’articolo 5-2 collega direttamente la mancanza di menzione al diritto dei consumatori.
Legge n. 2023-451, articolo 5-2 Costituisce una pratica commerciale ingannevole ai sensi dell’articolo L. 121-3 del codice del consumo […] l’assenza di indicazione, tramite una menzione chiara, leggibile e comprensibile, su qualsiasi supporto utilizzato, dell’intento commerciale perseguito […], qualora tale intento non risulti già dal contesto.
Quale menzione utilizzare?
La versione iniziale della legge imponeva le menzioni «Pubblicità» o «Collaborazione commerciale», identificabili sull’immagine o nel video, in tutti i formati, per tutta la durata della promozione. L’ordinanza del 2024 consente ora una menzione equivalente, purché sia chiara, leggibile e comprensibile, e adatta al formato del supporto.
L’Union des marques raccomanda comunque di identificare esplicitamente la collaborazione commerciale, in considerazione delle aspettative dei regolatori e della Raccomandazione ARPP «Comunicazione pubblicitaria digitale».
Una regola più antica: la LCEN
Anche prima della legge del 2023, la legge del 21 giugno 2004 per la fiducia nell’economia digitale prevedeva che ogni pubblicità accessibile online dovesse essere chiaramente identificata come tale e rendere identificabile la persona per conto della quale è realizzata.
Sanzioni
Secondo Centre Inffo, la versione iniziale della legge puniva la violazione dell’obbligo di menzione con due anni di reclusione e 300.000 euro di multa, secondo le condizioni degli articoli L. 132-1 a L. 132-9 del codice del consumo.
3. Immagini ritoccate e contenuti generati da IA
La legge sull’influenza: « immagine ritoccata » e « immagine virtuale »
L’articolo 5 della legge impone due diciture sui contenuti promozionali:
- « Immagine ritoccata » quando l’immagine è stata modificata per assottigliare o ispessire la silhouette o alterare l’aspetto del viso;
- « Immagine virtuale » quando il viso o la silhouette sono stati creati tramite un processo di intelligenza artificiale.
Come per la dicitura commerciale, l’ordinanza del 2024 consente una menzione equivalente, adattata all’attività e al formato del supporto.
L’AI Act europeo: l’etichettatura dei deepfake
Dal 2 agosto 2026, gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 del regolamento europeo sull’IA (AI Act) sono applicabili. Chi utilizza un sistema di IA che genera o manipola immagini, contenuti audio o video costituenti un ipertruffa (deepfake) deve indicare che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente.
Il regolamento (UE) 2026/1744, detto « omnibus digitale IA », ha posticipato gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, ma non quelli dell’articolo 50. La mancata osservanza di questi obblighi di trasparenza può essere sanzionata fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato annuo mondiale.
Un marchio o un’agenzia che produce un’immagine IA rappresentante una persona reale (avatar di influencer, voce clonata, falso testimonial) è interessato sotto due aspetti: la dicitura « immagine virtuale » ai sensi della legge francese e l’etichettatura ai sensi dell’AI Act.
4. Prodotti cosmetici: claim e filtri
I cosmetici non rientrano tra i prodotti vietati, ma la loro promozione è soggetta a tre quadri normativi: il regolamento europeo sui cosmetici, la legge del 2023 e la Raccomandazione « Prodotti cosmetici » dell’ARPP (8ª versione, applicabile dal 1° luglio 2019).
Ogni claim deve essere dimostrato
Raccomandazione ARPP Prodotti cosmetici V8, punto 1.2 Ogni claim deve basarsi su prove appropriate. Il claim deve essere coerente con la natura e l’entità di tali prove.
- Se la comunicazione evidenzia un ingrediente, la sua efficacia deve poter essere dimostrata nel prodotto finito.
- Un test di soddisfazione può essere presentato solo come percentuale di persone soddisfatte, mai come percentuale di efficacia. L’ARPP fornisce un esempio: « 60% delle rughe levigate » non può basarsi su un’indagine in cui il 60% delle donne ritiene la propria pelle levigata.
- I claim specifici (« ipoallergenico », « pelle sensibile », « naturale », anti-età, caduta dei capelli) seguono criteri precisi. Un prodotto può definirsi « naturale » solo se contiene almeno il 95% di ingredienti naturali o di origine naturale.
Filtri e ritocchi
La legge non vieta i filtri in sé: impone la dicitura « immagine ritoccata » quando la silhouette o il viso sono modificati (sezione 3). Tuttavia, un risultato ottenuto grazie a un filtro (pelle levigata per una crema antirughe, imperfezioni eliminate per un trattamento anti-acne) non dimostra l’efficacia del prodotto. Presentare questo risultato come effetto del cosmetico equivale a fare un claim non giustificato, contrario al punto 1.2 della Raccomandazione ARPP e potenzialmente configurabile come pratica commerciale ingannevole.
Il cosmetico non è un medicinale
Un cosmetico è destinato a pulire, profumare, proteggere o modificare l’aspetto delle parti superficiali del corpo. Una comunicazione che gli attribuisce un effetto terapeutico (curare l’acne, guarire l’eczema) lo fa uscire da questa categoria e può rientrare nel divieto dell’articolo 4 sulle metodiche presentate come sostituibili a un trattamento.
5. Prodotti e servizi vietati o regolamentati
L’articolo 4 della legge elenca le promozioni vietate alle persone che esercitano un’attività di influenza commerciale. Nella versione in vigore dal 1° luglio 2026, vieta in particolare ogni promozione, diretta o indiretta:
- di atti, procedure, tecniche e metodi a scopo estetico che possono presentare rischi per la salute (articolo L. 1151-2 del codice della sanità pubblica) e degli interventi di chirurgia estetica (articolo L. 6322-1 dello stesso codice);
- prodotti di nicotina che possono essere consumati e composti, anche parzialmente, da nicotina;
- che coinvolgono animali non inclusi nell’elenco previsto dal I dell’articolo L. 413-1 A del codice dell’ambiente, ad eccezione degli stabilimenti autorizzati;
- di alcuni prodotti e servizi finanziari ad alto rischio, in particolare alcuni contratti finanziari e servizi su cripto-attività, al di fuori delle condizioni previste dalla legge.
- di prodotti, atti o metodi non terapeutici presentati come comparabili, preferibili o sostituibili a trattamenti;
I commentatori citano anche il divieto di promuovere abbonamenti a consigli o pronostici sportivi. I giochi d’azzardo e la formazione professionale sono invece regolamentati anziché vietati (sezioni 9 e 10).
Novità dal 1° gennaio 2027: la moda ultra-veloce
L’articolo 7 della legge n. 2026-602 dell’8 luglio 2026 inserisce un IV bis nell’articolo 4. Esso vieta agli influencer di promuovere, a titolo oneroso o gratuito, prodotti legati alla moda ultra-veloce (fast fashion). Secondo gli avvocati che l’hanno analizzata, la misura entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 ed è accompagnata da una sanzione amministrativa che può raggiungere i 100.000 euro.
Per i contratti in corso con marchi di moda interessati, la legge non prevede la loro nullità, ma il creatore non potrà più eseguire la promozione dopo il 1° gennaio 2027. Anticipate la rinegoziazione.
6. Salute: farmaci e dispositivi medici
La legge del 2023 non ha introdotto un divieto generale di promuovere i dispositivi medici. Ricorda che le norme del codice della sanità pubblica sulla pubblicità dei prodotti sanitari si applicano agli influencer: farmaci (articoli L. 5122-1 e seguenti), dispositivi medici (L. 5213-1 a L. 5213-7) e dispositivi di diagnosi in vitro (L. 5223-1 e seguenti). Queste norme richiedono una presentazione oggettiva, che non sia ingannevole e non presenti rischi per la salute pubblica.
Cosa è vietato dalla legge sull’influenza (articolo 4)
- la promozione di atti a scopo estetico che presentano rischi per la salute e della chirurgia estetica;
- la promozione di prodotti, atti, procedimenti o metodi non terapeutici presentati come comparabili, preferibili o sostituibili a atti, protocolli o prescrizioni terapeutiche.
Cosa impone il codice della sanità pubblica per i dispositivi medici
Codice della sanità pubblica, articolo L. 5213-3 Non possono essere oggetto di pubblicità presso il pubblico i dispositivi medici e i loro accessori rimborsati o finanziati, anche parzialmente, dai regimi obbligatori di assicurazione malattia, ad eccezione dei dispositivi [...] che presentano un basso rischio per la salute umana, il cui elenco è stabilito da decreto.
- la pubblicità di alcuni dispositivi che presentano un rischio significativo per la salute, il cui elenco è stabilito da decreto, è soggetta a un’autorizzazione preventiva dell’ANSM, valida cinque anni;
- la pubblicità deve presentare il dispositivo in modo oggettivo e favorirne il corretto utilizzo;
- è vietata la pubblicità presso il pubblico dei farmaci soggetti a prescrizione medica.
Prima di qualsiasi campagna su un prodotto sanitario (dispositivo medico, integratore alimentare, test, farmaco senza ricetta), verificate il suo status normativo: le regole sulla pubblicità variano a seconda della categoria e del rimborso.
7. Alcol: la legge Évin si applica agli influencer
La legge sull’influenza non ha creato un regime specifico per l’alcol: è la legge Évin, codificata agli articoli L. 3323-2 e seguenti del codice della sanità pubblica, che si applica. Due vincoli agiscono contemporaneamente:
- supporti autorizzati, definiti dall’articolo L. 3323-2;
- un elenco limitato di diciture autorizzate, stabilito dall’articolo L. 3323-4 (grado, origine, composizione, modalità di produzione, condizioni di vendita, ecc.).
Il messaggio sanitario «L’abuso di alcol è pericoloso per la salute» è obbligatorio in tutte le pubblicità per l’alcol (articolo L. 3323-4).
Cosa precisa la Raccomandazione Alcol dell’ARPP
- nessuna comunicazione deve incoraggiare un consumo eccessivo né criticare l’astinenza o la sobrietà;
- nessuna comunicazione deve associare l’alcol a situazioni di fortuna, impresa, audacia o pratica sportiva;
- le comunicazioni non devono essere rivolte ai minori, né mostrare o far sentire minori;
- nessuna comunicazione su servizi online per i quali sia ragionevole ritenere che il pubblico non sia composto almeno per il 70% da adulti.
Per un casting influencer, questo punto richiede di verificare la distribuzione per età del pubblico di ogni creatore prima di selezionarlo.
La giurisprudenza
L’ARPP riporta una decisione in cui un tribunale ha qualificato le pubblicazioni di influencer come «pubblicità illecite» perché utilizzavano la loro notorietà per promuovere bevande alcoliche e incitavano a un consumo eccessivo. Il tribunale ha ordinato la rimozione delle pubblicazioni, senza dover dimostrare l’esistenza di una collaborazione commerciale.
8. Alimentazione: il messaggio sanitario mangerbouger.fr
Codice della sanità pubblica, articolo L. 2133-1 I messaggi pubblicitari a favore di bevande con aggiunta di zuccheri, sale o edulcoranti di sintesi o di prodotti alimentari industriali devono contenere un’informazione di carattere sanitario.
Per i messaggi su internet, televisivi o radiofonici, l’obbligo si applica ai messaggi emessi e diffusi a partire dal territorio francese e ricevuti su questo territorio.
Le modalità, stabilite dal decreto del 27 febbraio 2007
- esistono quattro messaggi sanitari (ad esempio «Per la vostra salute, mangiate almeno cinque frutti e verdure al giorno»). La campagna deve quindi essere declinata per mostrarli in modo equo;
- sono previste varianti con il «voi» per i messaggi destinati al pubblico giovane;
- l’indirizzo www.mangerbouger.fr deve completare il messaggio, secondo regole che dipendono dal supporto;
- sui supporti visivi, il messaggio deve essere inserito in un banner dedicato che copra almeno il 7% della superficie pubblicitaria.
Sanzione
Il mancato rispetto di questo obbligo da parte degli inserzionisti e promotori è punito con una multa di 37.500 euro, importo che può essere portato al 30% delle spese sostenute per la diffusione dei messaggi interessati.
9. Giochi d’azzardo e scommesse sportive
La promozione dei giochi d’azzardo e di fortuna da parte di un influencer non è vietata, ma è strettamente regolamentata dall’articolo 4 della legge del 2023 e dal codice della sicurezza interna:
- è consentita solo sulle piattaforme che offrono la possibilità tecnica di escludere dalla visualizzazione tutti gli utenti sotto i 18 anni, e l’influencer deve attivare effettivamente questo meccanismo;
- il contenuto deve riportare una dicitura che segnala il divieto per i minori di 18 anni;
- possono essere promossi solo gli operatori autorizzati (operatori online approvati dall’ANJ, FDJ, PMU, casinò autorizzati).
Le linee guida dell’ANJ
L’Autorità nazionale per il gioco interpreta il decreto del 4 novembre 2020 sulle comunicazioni commerciali. Una pubblicità non deve suggerire che giocare contribuisca al successo sociale, né associare il gioco al successo finanziario, al successo sentimentale o all’ammirazione altrui, né presentarlo come un’alternativa al lavoro o una soluzione a difficoltà personali.
Per le partnership sportive, l’ANJ precisa che si basa, tra l’altro, sull’audience delle personalità tra i minori sui social network, quando questa supera il 16% di utenti tra i 13 e i 17 anni su una o più piattaforme, per valutare se uno sportivo appartenga all’universo dei minori.
10. Formazione professionale e CPF
La legge disciplina espressamente la promozione delle formazioni, dopo gli abusi riscontrati intorno al conto personale di formazione.
Formazioni finanziate con fondi pubblici o mutualizzati
Quando la promozione riguarda l’iscrizione a un’azione di formazione professionale (articolo L. 6313-1 del codice del lavoro) finanziata, in particolare, da un Opco, Transitions Pro, lo Stato, le Regioni, la Cassa Depositi e Prestiti, France Travail o l’Agefiph, la menzione commerciale deve includere informazioni su:
- il finanziamento;
- gli impegni e le regole di eleggibilità associati;
- l’identificazione del o dei fornitori responsabili della formazione, e per un’azione eleggibile al CPF, l’identificazione del fornitore registrato su Mon compte formation.
Secondo Centre Inffo, la violazione di queste disposizioni è punita con un anno di reclusione e 4.500 euro di ammenda.
Divieto di contropartite per un’iscrizione CPF
La legge vieta qualsiasi vendita o offerta promozionale di un prodotto, o qualsiasi remunerazione, in cambio di un’iscrizione a un’azione eleggibile al CPF (articolo L. 6323-6 del codice del lavoro modificato). La violazione è soggetta a una sanzione amministrativa fino a 75.000 euro per una persona fisica e 375.000 euro per una persona giuridica.
11. Affermazioni ambientali e greenwashing
Cosa è già applicabile in Francia
- Pratiche commerciali ingannevoli: un’affermazione ambientale falsa o impossibile da giustificare è già sanzionabile ai sensi del codice del consumo, indipendentemente dal supporto, compreso il post di un influencer.
- Neutralità carbonica: dalla legge Clima e Resilienza, l’articolo L. 229-68 del codice dell’ambiente (in vigore dal 25 agosto 2021) autorizza l’affermazione «neutro in carbonio» solo se l’inserzionista pubblica un bilancio delle proprie emissioni dirette e indirette, la propria strategia di evitamento, riduzione e poi compensazione con obiettivi annuali quantificati, e le modalità di compensazione. La violazione è sanzionata dall’articolo L. 229-69.
- Indicazioni sui prodotti: l’articolo R. 541-230 del codice dell’ambiente vieta le indicazioni «rispettoso dell’ambiente», «biodegradabile» o equivalenti su un prodotto o un imballaggio nuovo destinato al consumatore.
- ARPP: la Raccomandazione «Sviluppo sostenibile» (versione 3 del 1° agosto 2020) completa queste regole.
Dal 27 settembre 2026: la direttiva (UE) 2024/825
Questa direttiva, detta «EmpCo» o «ECGT», doveva essere applicata dagli Stati membri a partire dal 27 settembre 2026. Aggiunge alla lista delle pratiche considerate ingannevoli in ogni circostanza:
- le affermazioni ambientali generiche non dimostrate («verde», «ecologico», «sostenibile», «rispettoso dell’ambiente»), salvo prestazioni ambientali eccellenti riconosciute;
- l’affermazione, basata sulla compensazione delle emissioni, che un prodotto ha un impatto neutro, ridotto o positivo sull’ambiente;
- i marchi di sostenibilità che non si basano su un sistema di certificazione o non sono stabiliti da un’autorità pubblica.
Al 7 ottobre 2026, la Francia non ha ancora adottato la legge di recepimento: il progetto è in attesa all’Assemblea nazionale e la Commissione europea ha messo in mora la Francia il 28 maggio 2026. I giuristi raccomandano comunque di applicare fin da ora queste regole, poiché l’attuale diritto sulle pratiche ingannevoli già vieta le stesse formulazioni.
Per un brief influencer, la regola pratica è la stessa: sostituire i termini assoluti («100% ecologico», «impatto zero») con un’affermazione precisa, misurabile e giustificata, riportata sullo stesso supporto.
12. Disinformazione e contenuti illeciti
Non esiste un «dovere di veridicità» specifico per gli influencer nella legge. Tuttavia, diversi testi generali si applicano ai loro contenuti:
- In un contenuto commerciale, un’affermazione falsa o impossibile da giustificare costituisce una pratica commerciale ingannevole. La guida di buona condotta delle autorità pubbliche ricorda che è vietato sostenere che un prodotto aumenti le possibilità di vincere ai giochi d’azzardo o affermare falsamente che guarisca malattie.
- False notizie: l’articolo 27 della legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa reprime la pubblicazione, diffusione o riproduzione in mala fede, con qualsiasi mezzo, di false notizie o documenti falsificati che possano turbare l’ordine pubblico.
- Denigrazione: criticare un marchio in modo da screditare i suoi prodotti può comportare la responsabilità civile del creatore.
Il ruolo del DSA
Il Digital Services Act impone soprattutto obblighi alle piattaforme: offrire un meccanismo di segnalazione dei contenuti illeciti, trattare prioritariamente le segnalazioni dei «segnalatori di fiducia» e agire rapidamente. Una piattaforma che non interviene contro un contenuto illecito che le è stato segnalato ne risponde. Alcune associazioni di vittime dell’influenza sono designate come segnalatori di fiducia.
Per un marchio o un’agenzia, il rischio è concreto: un contenuto segnalato può essere rimosso e l’account sospeso, interrompendo la campagna.
13. Influencer bambini: la legge Studer
La legge n. 2020-1266 del 19 ottobre 2020, detta legge Studer, regolamenta lo sfruttamento commerciale dell’immagine dei minori di 16 anni sulle piattaforme online. È entrata in vigore nell’aprile 2021. La legge del 2023 precisa che i minori di 16 anni che svolgono attività di influencer commerciale sono soggetti a questa normativa.
Due regimi
- Rapporto di lavoro: l’articolo L. 7124-1 del codice del lavoro richiede un’autorizzazione individuale preventiva da parte dell’autorità amministrativa, come per i bambini dello spettacolo e i modelli. Secondo una risposta ministeriale del 2025, la definizione di influencer commerciale (attività a titolo oneroso) fa rientrare i bambini influencer in questo regime più rigoroso.
- Fuori dal rapporto di lavoro: quando il minore è il soggetto principale dei video e la loro durata o i ricavi superano le soglie fissate dal decreto, è obbligatoria una dichiarazione all’amministrazione.
Il peculio e gli obblighi dell’inserzionista
- la maggior parte dei ricavi del minore viene versata alla Caisse des dépôts et consignations e conservata fino al raggiungimento della maggiore età o all’emancipazione;
- l’inserzionista che remunera un product placement in un contenuto in cui compare un minore interessato deve verificare se le soglie sono superate e, in tal caso, versare la somma dovuta sul conto del minore presso la Caisse des dépôts;
- la legge introduce un diritto all’oblio per i minori sui contenuti.
La legge n. 2024-120 del 19 febbraio 2024, volta a garantire il rispetto del diritto all’immagine dei minori, ha inoltre rafforzato gli obblighi dei genitori in materia di protezione della privacy dei propri figli.
Per qualsiasi campagna che coinvolga un creatore «famiglia» o un minore, richiedete l’autorizzazione o la dichiarazione amministrativa e prevedete nel contratto il versamento alla Caisse des dépôts.
14. Contratto, responsabilità e agenti
Il contratto scritto obbligatorio
L’articolo 8 impone un contratto scritto tra l’influencer e l’inserzionista (o l’agente, o i loro mandatari) al superamento di una soglia fissata per decreto. Il decreto n. 2025-1137 del 28 novembre 2025 ha stabilito questa soglia: il contratto scritto è obbligatorio quando la somma delle remunerazioni e dei vantaggi in natura concessi dallo stesso inserzionista in un anno supera 1.000 euro IVA esclusa.
Il contratto deve includere, a pena di nullità:
- l’identità delle parti, i loro recapiti postali ed elettronici e il paese di residenza fiscale;
- la natura delle missioni affidate;
- la remunerazione in denaro o le modalità di determinazione, e se del caso il valore del vantaggio in natura (viaggio, fornitura di prodotti, invito) e le condizioni di attribuzione;
- i diritti e gli obblighi delle parti, in particolare in materia di proprietà intellettuale;
- la soggezione del contratto al diritto francese (codice del consumo, codice della proprietà intellettuale, legge del 2023) quando la campagna è rivolta a un pubblico residente in Francia.
Responsabilità solidale
L’inserzionista, il suo mandatario se presente, l’influencer e il suo agente sono responsabili in solido dei danni causati a terzi nell’esecuzione del contratto di influencer commerciale (articolo 8). Questa responsabilità deriva direttamente dalla legge: si applica anche se il contratto non la menziona, e una clausola non può escluderla nei confronti dei terzi. Un marchio o un’agenzia non può quindi scaricare la responsabilità sul creatore in caso di contenuto illecito.
L’agente di influencer
L’articolo 7 definisce l’agente di influencer come la persona che rappresenta, a titolo oneroso, gli influencer presso gli inserzionisti. Deve adottare tutte le misure necessarie per difendere gli interessi delle persone rappresentate, evitare conflitti di interesse e garantire la conformità della propria attività alla legge.
Influencer stabiliti fuori dall’Unione Europea
Un influencer stabilito fuori dall’UE, dalla Svizzera e dallo SEE che si rivolge a un pubblico in Francia deve designare un rappresentante legale nell’Unione e stipulare un’assicurazione di responsabilità civile professionale presso un assicuratore stabilito nell’UE (articolo 9).
15. L’ARPP e l’autoregolamentazione
L'Autorità di regolamentazione professionale della pubblicità (ARPP) pubblica raccomandazioni deontologiche che completano e chiariscono la legge. La loro applicazione si basa sull'adesione volontaria dei professionisti, ma fungono da riferimento per i regolatori e i giudici.
- Raccomandazione « Comunicazione pubblicitaria digitale » (5ª versione, precedentemente « Comunicazione pubblicitaria digitale »): già nel 2017 definiva la nozione di influencer e i criteri di una collaborazione commerciale. Richiede che il contenuto pubblicitario sia immediatamente identificabile come tale.
- Raccomandazioni settoriali: Alcol, alimentazione, giochi, ecc., da incrociare con la legge applicabile al prodotto.
- Certificato dell’Influencer Responsabile: l’ARPP forma e certifica i creatori sulle loro obbligazioni legali e deontologiche.
Secondo il bilancio 2022 del certificato citato da Centre Inffo, il 55% degli influencer certificati dichiarava correttamente la natura pubblicitaria dei propri contenuti, contro il 53% dei non certificati. Questo è uno dei dati che hanno portato il legislatore a creare un regime specifico nel 2023.
16. Il quadro europeo
Digital Services Act (DSA)
Il regolamento sui servizi digitali impone alle piattaforme online obblighi di trasparenza, in particolare sulla pubblicità e sui sistemi di raccomandazione. Regolamenta le piattaforme che ospitano i contenuti, senza creare uno status specifico per gli influencer.
AI Act
Vedere la sezione 3: l’etichettatura dei deepfake è applicabile dal 2 agosto 2026.
Il controllo europeo delle pratiche
Nel 2024, la Commissione europea e le autorità per la protezione dei consumatori di 22 Stati membri hanno esaminato le pubblicazioni di 576 influencer. Il 97% pubblicava contenuti commerciali, ma solo uno su cinque li segnalava sistematicamente come tali.
In arrivo: il Digital Fairness Act
La Commissione sta preparando un Digital Fairness Act che mira, tra l’altro, al marketing d’influenza, insieme alle interfacce ingannevoli. Il testo non è ancora stato adottato.
E in Francia
Una relazione presentata al Primo ministro nel gennaio 2026 dai deputati Arthur Delaporte e Stéphane Vojetta fa un bilancio della legge del 2023 e formula raccomandazioni, in particolare su minori, dirette, social commerce e intelligenza artificiale.
Checklist prima di lanciare un’operazione
- Menzione commercialeChiara, leggibile, comprensibile, su tutti i contenuti e formati.
- Immagini ritoccate o IA« Immagine ritoccata » o « immagine virtuale »; etichettatura AI Act per i deepfake.
- Prodotto autorizzatoIl prodotto non è elencato nell’articolo 4 nella versione vigente alla data di diffusione.
- Menzioni settorialiAlcol: messaggio sanitario e menzioni L. 3323-4. Alimentazione: mangiaresano.gov.it. Giochi: vietato ai minori di 18 anni.
- Pubblico verificatoPercentuale di adulti (70% per l’alcol), percentuale di 13-17 anni (giochi d’azzardo).
- Contratto scrittoObbligatorio oltre i 1.000 € IVA esclusa all’anno per ogni inserzionista, con le menzioni dell’articolo 8.
- Proprietà intellettualeDiritti di utilizzo dei contenuti definiti nel contratto (durata, supporti, territori).
- Brief conformeIl brief non richiede nulla che la legge vieti: la responsabilità è solidale.
- Affermazioni comprovateCosmetici, salute, ambiente: ogni promessa si basa su una prova, senza filtri che alterano il risultato.
- Nessuna affermazione generica sulla sostenibilitàNé «100% ecologico» né neutralità carbonica tramite compensazione.
- Bambini nelle immaginiAutorizzazione o dichiarazione amministrativa, versamento alla Cassa Depositi e Prestiti.
Questo articolo presenta lo stato dei testi al 7 ottobre 2026, basandosi sulle fonti citate. Non costituisce una consulenza legale. I testi si evolvono: verificate la versione in vigore su Légifrance e fate validare le campagne sensibili da un giurista.